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Il Sole 24 ORE Radiocor Newsletter del 01 settembre 2010 Ministero degli Affari Esteri
EUROPA NEL MONDO - Opportunita' di Sviluppo
Un’importante svolta nelle relazione tra l’Unione europea e il Governo filippino ha avuto luogo con la recente messa a punto di un Accordo di Partnership e Cooperazione, da parte del Governo di Manila. Si tratta di anche uno dei primi importanti atti della nuova presidenza Equino. I negoziati tra le due parti erano iniziati nel 2009. Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione Europea, ha sottolineato che si tratta del primo accordo a 360 gradi tra le due parti, che copre  gli aspetti commerciali, quelli riguardanti gli investimenti, l’immigrazione e la sicurezza. La Filippine sono il secondo Paese dell’area Asean con cui l’Unione Europea è riuscita a concludere un accordo di partnershi. Il primo è stato recentemente siglato con l’Indonesia mentre altre trattative sono in corso con Vietnam, Singapore e Thailandia.
Le Filippine, rappresentano per l’Europa un importante partner nel nuovo contesto asiatico, per diversi motivi. Il principale è costituito da un retaggio culturale i cui assumono un forte peso la religione cattolica (oggi minoritaria ma comunque largamente diffusa), l’utilizzo generalizzato della lingua inglese, che facilita sia i rapporti d’affari che quelli economici, i significativi flussi di immigrazione in direzione dell’Europa, inclusa, in particolare, l’Italia. 
Il  Programma indicativo pluriennale 2007–2010  dello  strumento di cooperazione allo sviluppo in favore delle Filippine prevede uno stanziamento complessivo di 130 milioni di dollari ed è mirato prioritariamente, ai seguenti obiettivi:
-         riduzione della povertà
-         supporto ai processi di pace nel contesto dei conflitti interni che permangono nel Paese
-         supporto al processo di riforme economiche e politiche
            Obiettivo: riduzione della Povertà
 
Le Filippine sono restate, in questi anni, abbastanza al margine della vertiginosa crescita asiatica. In particolare sono caratterizzate da una fortissima disparità nella distribuzione dei redditi:   il 25% della popolazione del Paese infatti, vive tuttora al di sotto della soglia di povertà. E’ da rilevare che la lotta all’esclusione sociale rappresenta anche una delle priorità annunciate dalla nuova amministrazione Aquino, che ha preannunciato un vasto programma mirato a promuovere la scolarizzazione, allo sviluppo delle reti di servizi essenziali (acqua potabile, elettricità) che tuttora mancano nel Paese e al miglioramento dell’assistenza sanitaria.  Su quest’ultimo settore è incentrato anche il programma d’azione 2010 dell’Unione Europea che prevede una serie di interventi e programmi
mirati. In generale il problema di fondo è costituito dalla forte disparità nella qualità dell’assistenza tra le diverse parti del Territorio e dall’impossibilità per le fasce più povere di accedere alle strutture esistenti, oltre che dalla qualità spesso scadente dell’assistenza erogata. In questo contesto, tenuto conto dell’alto tasso di natalità del Paese (2% annuo) la Ue ha scelto di concentrare la sua politica di aiuto all’assistenza nei confronti delle madri con  particolare riguardo alla regione delle minoranze insediate nella regione di Mindanao.

L’interscambio tra Europa e Filippine è tuttora sottodimensionato rispetto alle dimensioni del mercato che attualmente vede come primo fornitore gli Stati Uniti con una quota superiore al 16%, seguiti, su livelli pressoché analoghi (15%)  dal Giappone, con cui è entrato recentemente in vigore un accordo di libero scambio, da Singapore (11%), Cina (9%), Hong Kong (8%) e soltanto al sesto posto la Germania (7%). Va rilevato peraltro che l’origine di molte importazioni da Hong Kong deriva da diverse provenienze non identificate. Molto marginale la quota dell’Italia, apri allo 0,4%.   In occasione dell’ultima ministeriale economica Ue-Asean il nuovo Ministro per il Commercio e gli Investimenti filippino ha manifestato però l’intenzione di imprimere una svolta a questa situazione, proponendo la realizzazione di un accordo di libero scambio (FTA) Ue-Filippine. 
Attualmente la maggior parte dei dazi è calcolata sulla base del valore cif del bene esportato. Un margine preferenziale interno all’Asean (circa l8,5%) viene negoziato periodicamente per ogni categoria merceologica.
Attualmente i dazi applicati variano da 0 al 60%. Indicativamente , il dazio applicato su materie prime, prodotti chimici e beni capitali che non sono prodotti nel Paese è pari al  3%, quello sui beni intermedi del 7-10% e quello sui prodotti finiti del 15-30%. I dazi più elevati gravano sui prodotti agricoli (cereali, caffè, zucchero) e sulla carne. Le aliquote tariffarie sulle importazioni non agricole dagli altri Paesi Asean sono attualmente inferiori, in media, al 5%. La nuova amministrazione ha però annunciato l’intenzione di riprendere un processo di  liberalizzazione che si era bloccato alla fine del 2003 con l’imposizione di forti aumenti tariffari su diverse voci quali  farmaceutici, cosmetici, accessori di moda, calzature e mobili in legno. Questo, sia per proteggere le imprese produttrici nazionali, sia per aumentare le entrate. Si aggiungono significative  barriere non tariffarie per alcuni prodotti soggetti a regolamentazione quali ad esempio  riso, prodotti chimici essenziali ecc. Ma soprattutto sui commerci grava spesso  un impedimento occulto costituito da un elevato livello di regulation e corruzione. Anche questo è uno dei temi su cui punta la nuova Amministrazione Aquino, che ha posto la lotta alla corruzione come una delle priorità..
Ma il capitolo che offre le maggiori prospettive anche nel contesto del nuovo rapporto di partnership con la UE è quello del regime di accettazione degli investimenti esteri diretti nel Paese, per il quale la nuova Amministrazione ha espresso l’intenzione di apportare importanti modifiche.  In generale, la situazione generale del Paese sotto questo profilo non e’ soddisfacente. La legislazione filippina sugli investimenti presenta infatti significative restrizioni per gli investitori stranieri con il risultato che il  flusso di investimenti dal resto del mondo e’ rimasto negli ultimi anni sensibilmente al di sotto della media del Sud Est Asiatico. 
Tale situazione, di cui risentono anche i Paesi della  UE, ha fatto oggetto nel corso degli anni di una mirata azione nei confronti delle Autorita’ filippine affinche’ venisse promossa dal Parlamento e dalle forze di governo l’adozione di una normativa capace di offrire un grado maggiore di apertura e di tutela. La precedente maggioranza parlamentare ha in piu’ occasioni fatto riferimento alla necessita’ di avviare un processo di riforma costituzionale -di per se’ lungo e, sotto vari profili, controverso- quale precondizione per una revisione della legislazione nazionale sul tema.
L’Accordo di Partnership e Cooperazione Politica tra l’UE e le Filippine, appena parafato, contiene uno specifico articolo relativo a questo capitolo.
Per il momento comunque, il Foreign Investment Act del 1991 costituisce ancora il principale punto di riferimento normativo in materia di investimenti nelle Filippine, definendo una serie di settori ed aree di attività economica in cui la partecipazione straniera al capitale sociale è limitata o del tutto proibita.
Tali limitazioni e divieti sono elencati nella Foreign Investment Negative List, che viene aggiornata periodicamente. Gli aspetti salienti dell’ultima versione di tale lista sono i seguenti:
-  la partecipazione di capitale straniero nella proprietà terriera è limitata al 40%. Sono ammessi i contratti di land-lease, il cui periodo massimo, per gli stranieri, è di 75 anni. Agli stranieri è invece permessa la proprietà piena di unità condominiali (ma se i singoli condomini sono anche co-proprietari delle aree comuni, la proprietà delle unità condominiali è ammessa soltanto fino al 40%)
per tutte le imprese la cui attività è rivolta al mercato interno, la partecipazione di capitale straniero è ammessa fino al 40%. Per tale tipologia di imprese una partecipazione straniera, anche piena, è permessa soltanto quando il capitale iniziale interamente versato è di almeno 200 mila USD. Importo che si riduce a 100 mila USD quando il numero di occupati supera le 50 unità.
l’esercizio di tutte le professioni è limitato esclusivamente a cittadini filippini
-  la partecipazione, anche piena, di capitale straniero nel commercio al dettaglio è permessa con un capitale iniziale interamente versato di almeno 2,5 milioni di USD; per i beni di lusso il capitale minimo è di 250.000 USD;
-  la partecipazione di capitale straniero è limitata al 25% per i contratti di costruzione o riparazione di opere pubbliche, per i quali non sia richiesta la gara internazionale;

Le principali eccezioni allo schema summenzionato riguardano gli investimenti in particolari settori, ove l’investitore puo’ detenere un controllo di una quota di capitale sociale superiore al 40% (ad esempio, imprese manifatturiere o di servizi nel settore IT la cui produzione sia per oltre il 70% destinata alla riesportazione verso l’estero) e gli investimenti localizzati nelle Zone Economiche Speciali (ZES)  dove  l’investitore puo’ anche avvalersi di particolari agevolazioni (ad esempio in materia di visti e di procedure per l’import-export) ed incentivi fiscali (“tax holidays” per un
periodo predefinito, tassazione forfettaria del 5% sul reddito d’impresa allo scadere del periodo di esenzione, contro il 35% nel resto del Paese).
In materia di protezione legale, pur nell’ambito di una cornice giuridica che formalmente prevede adeguate garanzie per l’investitore straniero, la tendenza delle autorita’ politiche e giudiziarie e’ di favorire la controparte locale nei contenziosi in atto.
Ulteriori ostacoli sono costituiti anche dall’alto livello di corruzione e dalla delle  infrastrutture, insufficienti sia a causa della peculiare conformazione geografica del paese, sia per la mancanza di investimenti adeguati. Fanno  ZES, ove sono presenti infrastrutture piu’ efficienti. Nonostante le citate limitazioni derivanti dal quadro giuridico di base e le criticita’ operative rilevate, sono presenti nelle Filippine numerose multinazionali straniere, attratte dal basso costo del lavoro, dalla familiarita’ della manodopera con la lingua inglese e dai numerosi incentivi offerti nelle ZES dove si concentra la quasi totalita’ degli investimenti esteri.

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Newsletter settimanale in formato elettronico - Reg. Trib. Milano n.442 dell'11/07/2008 - Direttore responsabile: Fabio Antonio Tamburini